24 Ore Nurburgring: Max Verstappen ed il senso nobile di un tentativo

Un sogno interrotto a tre ore e mezzo dalla fine, che però non cancella il tentativo di Max Verstappen, protagonista di momenti stupendi alla 24 Ore del Nurburgring
24 Ore Nurburgring: Max Verstappen ed il senso nobile di un tentativo
© Getty Images

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 17 maggio 2026, 15:15

La cosa bella, è che non lo ha fatto per nessuno, se non per se stesso. Non per obblighi di firma, non per motivi di sponsor, non perché avesse ricevuto un invito, non perché ci fosse un premio in denaro per il quale valesse la pena mettersi in gioco. No, Max Verstappen lo ha fatto per se stesso, per sfamare una passione che non riesce quasi a contenere. Ed ha vinto anche solo per il tentativo stupendo, pulito e genuino di mettersi in gioco su una pista che fa ancora paura, oggi come cinquant'anni fa.

 

 

Sfiorata l'impresa di Lauda

Già, cinquant'anni fa. Era il 1976, anno del rovinoso incidente di Niki Lauda a Bergwerk. Lui, Niki, l'unico che fino ad oggi è riuscito a domare il Nordschleife tra i campioni del mondo di F1. Con una sottile, ma importante differenza: Lauda al 'Ring aveva vinto nel 1973, edizione peraltro non durata effettivamente "24 ore" di gara: due spezzoni da otto ore ciascuno, divisi da condizioni proibitive. Niki, all'epoca, era solo un giovane di belle speranza; dunque nulla a che vedere con lo status con cui Max si è presentato alla 24 Ore del Nurburgring 2026, perché l'olandese al 'Ring ci è arrivato da titolatissimo iridato di F1 e non da futuro campione del mondo, come nel caso di Lauda. Una differenza da rimarcare, in questa giornata in cui l'olandese è arrivato a tre ore e mezzo dall'emulare l'austriaco.

 

 

Oltre le categorie

Negli annali non ci sarà il nome di Max Verstappen, così come non ci saranno quelli di Lucas Auer, Jules Gounon e Daniel Juncadella, almeno relativamente al 2026. Ma sarà comunque un'edizione che verrà ricordata, da Max di sicuro. Da Max ma pure anche da chi questa edizione l'ha seguita, ha deciso di seguirla proprio perché c'era lui. Non c'è vergogna nell'ammetterlo: la 24 ore sul Nordschleife è una chicca dell'automobilismo, ma se ha fatto numeri record sia negli ascolti che sulle tribune è perché c'è stato un pilota che è stato capace di smuovere una folla che magari la classica tedesca l'avrebbe seguita solo distrattamente. E invece Max ha fatto qualcosa che solo i più grandi sanno fare: smuovere le folle, diventare simbolo, far cambiare le prospettive. Perché tra chi ha seguito il 'Ring in queste 24 ore, magari si è smosso qualcosa, si è smossa la consapevolezza che il motorsport è ampio, vario, bellissimo e, soprattutto, da scoprire, tra classi, categorie e piloti. Ed in questo contesto, Max Verstappen è diventato il simbolo vivente di un motorsport stupendo e appassionante, capace di travalicare le categorie.

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