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Il Rumore dell'Anima

Pubblicato il 21 aprile 2026, 14:00
Il BoP diventa segreto di Stato
C'era una volta il dogma dell'infallibilità. Oggi, molto più prosaicamente, c'è il segreto di Stato sul Balance of Performance. I mandarini del motorsport internazionale, asserragliati nei loro uffici con vista paddock, hanno infine partorito il grande editto: le plebi non devono sapere. Tanto tuonò che piovve, certo. Ma la folgore caduta questo giovedì ha i contorni del più classico, imperituro paternalismo burocratico. Bruno Famin, neo-referente tecnico dell'A.C.O., e Mark Nawarecki, direttore delle attività in pista della FIA, si sono presentati davanti ai taccuini per annunciare che le sacre tabelle del B.o.P.- quelle che fino a ieri l'altro chiunque poteva spulciare sul sito federale - diventeranno roba da carbonari. Materia per iniziati.
Verranno stilate, si, ma consegnate di soppiatto, in busta chiusa e rigorosamente in via privata, alle sole scuderie. Il motivo? Un capolavoro di spocchia che avrebbe fatto invidia al Marchese del Grilio. «La gente non capisce», hanno spiegato in soldoni lor signori. Troppo arduo, per i poveri cristi che pagano fior di quattrini per un biglietto o un abbonamento tv, comprendere le alchimie dell'ingegneria moderna. Nawarecki, ergendosi a difensore della purezza mentale degli appassionati, l'ha messa giù cosi: «Se raccontiamo al pubblico che uno ha 20 chili in più o in meno, ciò può portare a interpretazioni sbagliate. Il pubblico non conosce i valori di omologazione». Insomma, il tifoso medio è un minorato cognitivo, sordo alla matematica superiore: lasciate che si goda i sorpassi e non faccia troppe domande ai manovratori.
Dal canto suo Famin, con la sicumera di chi regge le sorti del cosmo a quattro ruote, ha tenuto a precisare che, in fondo, questo benedetto B.o.P. conta pochissimo. Contano i piloti, il merito, le strategie, i pit-stop. Tutto meraviglioso Ma sorge spontanea una domanda, forse troppo popolana per il sinedrio della FIA: se conta cosi poco, perché mai trasformarlo in un segreto coperto da omissis? Se è solo un dettaglio tecnico, perché nasconderlo manco fosse la formula della Coca-Cola?
L'idea, candida fino all'ingenuità, è che nascondendo la polvere sotto il tappeto di carbonio si evitino le speculazioni. Un'illusione di stampo puramente borbonico. In un'epoca in cui un sospiro nel box rimbalza in tre secondi sui social network di tutto il pianeta, il Palazzo ha deciso di curare le chiacchiere con l'omertà. Con il risultato, ovvio e garantito, di ottenere l'esatto opposto. Giá a inizio 2025 si era imposto il bavaglio alle squadre, diffidate dal nominare la sigla maledetta. Ora, anche per i cronisti che cercano di raccontare le corse con un minimo di equità, il Bo.P. è diventato il Tabù Definitivo. Una parola che non deve essere pronunciata.
Un peccato di sublime presunzione, quello della Casta dell'endurance. Perché, ci perdoneranno gli scienziati dei regolamenti, la credibilità non si costruisce murando le porte a tripla mandata e trattando gli appassionati come sudditi un po' tonti a cui sottrarre i dati per non turbarne i sonni. Si conquista con la luce del sole e la trasparenza. Altrimenti, l'unica cosa che si finisce per alimentare è l'ombra perenne del sospetto. E l'unico vero "Balance" che lor signori riusciranno a ottenere sarà quello tra l'arroganza del potere e il ridicolo.
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