Mondiale 2026, adesso è caccia aperta

Norris lascia l'Olanda con una vittoria e soprattutto la consapevolezza di saper finalmente gestire il proprio talento. Nel frattempo Mercedes e Ferrari affrontano entrambe gli ordini di scuderia, con approcci ed esiti opposti
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Mondiale 2026, adesso è caccia aperta
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 25 agosto 2026, 10:37

C'è un vento a Zandvoort che sa di mare e di memoria, che spazza le dune e scompiglia le certezze. È qui, su questa lingua di asfalto che corre accanto al Mare del Nord, che Lando Norris ha ricordato al mondo come si vola. Il campione in carica, il ragazzo dal sorriso gentile che nei mesi passati aveva smarrito la bussola, non trema più. Ha chiuso i conti prima della sosta trionfando in Ungheria, in quella piana torrida che non fa sconti. E ora, alla ripresa, si ripete. Un successo meritato, feroce, spietato. La McLaren è risorta, e Lando con lei.

Norris ingrana la seconda e si rilancia

C’era un sospetto, dopo la fornace dell’Ungheria, che strisciava velenoso nel paddock: fuoco di paglia o vera resurrezione? Budapest aveva mostrato un Norris inedito, trasformato nell’anima prima ancora che nella guida, improvvisamente padrone del suo stesso talento. Ma lo sport è un giudice severo, non vive di rendita e pretende sempre la controprova. A Zandvoort la sentenza è stata inesorabile. Non solo Woking ha rifiutato di specchiarsi nel proprio successo, spingendo ancora sulle novità tecniche, ma Lando ha disegnato una gara che sfiora la perfezione assoluta. Lì dove l’aria si fa sottile, in un finale carico di tensioni in cui un tempo si sarebbe consegnato alle proprie fragilità, ha tenuto i nervi di ghiaccio. Non ha tremato, non ha sbagliato. È andato a vincere in carrozza, con la sfrontatezza solitaria di chi ha finalmente smesso di dubitare di sé stesso.

Mettersi alle spalle le Mercedes, in questo Mondiale, sembrava un’impresa per eroi stanchi. Lando ci è riuscito dipingendo un capolavoro al giro 54. Diciotto tornate alla fine: uscito dai box, ha iniziato a mangiare un secondo a giro. È piombato alle spalle di Kimi Antonelli e lo ha scavalcato con lo slancio di chi non ha nulla da perdere. Poi, nella stessa folle danza, ha messo la freccia sull’ombra rossa di Lewis Hamilton prendendosi la leadership. Uno, due. E la vetta era sua.

Fa quasi tenerezza, se si pensa a ieri. Un anno fa, pur nella sua rincorsa iridata, Lando pativa il corpo a corpo. Il sorpasso era un’angoscia, la lotta ravvicinata una terra di esitazioni. Oggi non più. Lo si è capito subito, alla partenza: Kimi lo brucia, e lui, invece della solita scodata di nervi, della sterile manovra di reazione, attende. Sornione. Lascia decantare la corsa e aspetta il suo momento.

La resurrezione di Lando e della McLaren

A fine gara lo abbracciano tutti. È un antidoto ai veleni del paddock: non sa voler male, ha una visione limpida e pulita di questo sport. E il Mondiale? Ottantatré pesantissimi punti da Antonelli sono un abisso, e non si sa nemmeno quante corse restino davvero da mordere. Ma Monza bussa alle porte. Monza è l’opposto di Zandvoort. Se la McLaren volerà anche nel tempio della velocità brianzolo, la prospettiva dell’intera squadra arancione cambierà. Servirebbe magari l’aiuto di Piastri per dare forma all’impossibile, ma Lando, fede-e a se stesso, tira dritto per conto suo. L’importante era scacciare i fantasmi, le ubbie che gli rubavano il sonno, le incertezze che lo frenavano. Il resto arriverà.

Mentre Lando sogna, Toto Wolff fa i conti con le tasche vuote. «Non abbiamo i soldi necessari per gli sviluppi», ammette con l’amarezza di chi è abituato all’abbondanza. È la rigida gabbia del budget cap. Negli ultimi sei Gran Premi, la Mercedes ha graffiato “solo” due volte, esattamente come la Ferrari e la McLaren. Il gap d’inizio anno è colmato, la concorrenza ha azzannato le caviglie di Brackley, e a Zandvoort il passo di McLaren e Ferrari è stato superiore a quello delle W17. Eppure, in questo spietato regno dell’aritmetica, la Mercedes esce dall’Olanda stringendo a sé il massimo possibile. Un secondo e un terzo posto sono un bottino grasso.

A sorridere è soprattutto Antonelli, che consolida il trono. Il tandem degli inseguitori, Russell-Hamilton, scivola lontano, a 59 punti. Kimi ha ottimizzato la soprav- vivenza: due partenze impeccabili, leader sulle gomme Medie con l’illusione di vincere. Poi, passati alle Hard, il crollo. Un passo così opaco, confermato anche con le Soft finali, da far sospettare che sulla sua monoposto qualcosa avesse smesso di respirare come doveva. E poi c’è il retrogusto amaro delle gerarchie. Nel finale, Antonelli, grazie alle gomme rosse, ricuce il distacco da Russell. Dal muretto parte l’ordine a George: fatti da parte, non perdiamo tempo prezioso mentre le due Ferrari sopraggiungono minacciose alle vostre spalle. Russell ubbidisce. Ma in questi casi il ringraziamento non esiste, restano solo ferite invisibili, scorie che lasciano sempre uno strascico nell’anima di chi è costretto a cedere il passo. Ora, la Mercedes dovrà chiudersi a testuggine, fare quadrato. Perché a Monza Antonelli pagherà pegno: nuova power unit, inevitabile penalità. Per Kimi si annuncia un fine settimana di trincea, tutto in difesa. E mentre la stella a tre punte si prepara a limitare i danni nel feudo italiano, Lando, il ragazzo che non ha più paura del buio, aspetta il suo momento tra gli alberi del Parco.

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