Questo articolo è un estratto di quello che appare integralmente su Autosprint e vuole fare luce, dati alla mano, sui motivi che hanno spinto la Ferrari nel Gp Canada a puntare su quella tattica a rischio rivelatasi fallimentare.
Nell’ultima gara, la Ferrari ha tentato di giocare d’attacco e ha perso qualche punto utile. L’analisi post-gara a Maranello ha mostrato diverse cose. Nel frattempo, però, dalla parte del pubblico, dei tifosi, è montato lo sconforto per un’occasione perduta. Nella concitazione del dopo-Gp - tenendo conto del fuso orario, e della trasferta transoceanica - era impossibile fare un quadro completo della situazione. L’analisi post-gara a Maranello l’hanno fatta con calma la settimana scorsa. Abbiamo pensato di riassumerla come risposta alle domande più semplici e pressanti che il pubblico si è fatto in questi giorni. Ecco le motivazioni che hanno portato la Ferrari a scegliere quella tattica rivelatasi poi fallimentare ai fini del risultato.
1. Si poteva “coprire” la tattica di Hamilton e provare nello stesso tempo a vincere?
A Maranello pensano di no. Alonso, per gran parte della gara - in pratica fino agli ultimi 15 giri - ha sempre basato la sua gara su quella del pilota della McLaren e di Sebastian Vettel. La decisione di far rientrare Alonso al box per quella che sarò l’unica sosta della gara, al giro 19 viene presa sulla base dei tempi di Lewis, che si era fermato due passaggi prima. Per l’esattezza, quando la McLaren batte di due decimi (25”4 contro 25”6) la Ferrari nel secondo settore (T2). È il segnale, per la Ferrari, che la gomma più vecchia inizia a perdere prestazione. Col senno di poi, però, si poteva forse ritardare questa prima sosta (le supersoft di Fernando andavano ancora bene) e abbreviare così lo “stint” con il successivo treno di pneumatici più duri, che infatti non sono arrivati integri alla fine.
2. Perché, invece, non puntare su una seconda sosta anticipata rispetto ad Hamilton, in modo da scavalcarlo e poter poi fare il ritmo di gara?
Questa tattica si chiama “undercut” e quasi sempre riesce, ma solo se il divario dal pilota che precede è nell’ordine del secondo e mezzo al massimo. Nel caso di Montreal, invece, il distacco era nell’ordine dei tre secondi. C’è poi da considerare che se al primo stop Alonso è riuscito, effettivamente, a sopravanzare Hamilton, questo si è poi ripreso la posizione in pista con un sorpasso deciso. Nessuno, in Ferrari, pensava di poter battere la McLaren di Lewis solo sulla prestazione.
Queste sono solo 2 delle numerose domande che analizziamo. L'articolo integrale con le risposte dettagliate agli altri quesiti è pubblicato sul numero di Autosprint in edicola.