Che la Ferrari stia trovando, a metà stagione, la sua “conformazione” ideale?
Due indizi fanno una prova: i punti più alti di questa stagione - dal punto di vista della prestazione pura - sono la vittoria di Sepang, in condizioni meteo difficili, e questa pole che riprende un discorso interrotto a Singapore nel 2010. Due indizi fanno una prova: anche in Malesia pioveva e la F2012 era stata vincente, anche se non in tutte le fasi di gara riusciva a mantenere lo stesso ritmo.
A distanza di tre mesi e dopo un profondo lavoro sull’aerodinamica, la Rossa è apparsa sempre veloce sul bagnato ma molto più guidabile, e lo testimonia il buon comportamento di Massa che avrebbe potuto - senza un piccolo errore nella Q3 - andare anche più in su del quinto tempo. In ogni caso, sembra che gli assetti “morbidi” e la maggiore altezza da terra che si usano di solito sul bagnato rendano merito alla Ferrari, che con più rollio diventa più prevedibile. Una filosofia che specialmente Massa segue dal Gp di Monaco, con buoni risultati.
È chiaro però che la chiave di questo mondiale sono ancora le gomme e la capacità di mandarle in temperatura.
Cosa che ad esempio non è riuscita alla McLaren, in profonda crisi con Button che non ha neppure passato la Q1 - per problemi di pilotaggio e non di strategia - mentre Hamilton non è andato oltre la quarta fila, dopo avere inutilmente tentato le gomme “full wet” alla ripresa delle qualifiche.
«Non riuscivo a mandare in temperatura le intermedie», si è lamentato Lewis. È un problema comune a tanti altri, e spesso la soluzione è un rompicapo.
Alberto Antonini