Al box Ferrari a Barcellona mancava il direttore tecnico Pat Fry. Eppure la Ferrari ha vinto la gara ed è riuscita a gestire una così importante assenza. Come è stato possibile che la mancanza di Fry al muretto, lui che ricopre anche il ruolo di “stratega” in pista, non abbia inciso assolutamente sulla perfetta gara di Alonso e Massa? La situazione è stata gestita molto bene, considerato che Fry si era sentito male all’improvviso alla vigilia della gara (è stato operato a Barcellona per una appendicite acuta e mentre leggete queste pagine dovrebbe essere già rientrato a casa) e prove e corsa le ha seguito dal letto d’ospedale. Va detto, però, che rispetto ai tempi di “Banana” Brawn i ruoli sono cambiati. Ross e Pat nominalmente hanno lo stesso incarico; ma Fry è più “ingegnere”, più direttamente coinvolto nelle questioni tecniche di quanto non fosse Brawn, che invece dirigeva buona parte delle strategie di gara.
Visto che il malore di Pat era stato accusato sabato a pochi minuti dall'inizio delle qualifiche, la Ferrari ha avuto modo di ridistribuire i compiti per la gara fra gli ingegneri di pista e i veicolisti. Con un contributo maggiore del solito del “garage virtuale” di Maranello diretto dall’ex Red Bull Neil Martin. È lì, in una stanza con tavoli bianchi e computer presso quella del simulatore, che si producono i calcoli sulle simulazioni di gara, quelli che dovrebbero indicare con precisione quasi assoluta in che punto si troverà la monoposto - e con una certa approssimazione anche le altre - in un determinato momento della corsa. Però, ripetiamo, la decisione strategica dei quattro pit-stop era stata abbastanza naturale. Soprattutto dopo che sabato mattina, al termine delle prove libere, i tecnici avevano analizzato la simulazione di gara della Mercedes. Evidentemente, a quel punto in Ferrari sapevano già che Rosberg-Hamilton erano candidati alla pole. E sapevano altrettanto bene che con un passo da tre soste (poi Lewis, in gara, è passato a quattro) non rappresentavano una minaccia per la Ferrari.
Il vero pericolo che impensieriva i ferraristi invece era Raikkonen. Ma è durato solo una quarantina di giri. E il vero capolavoro è stato quello che nel gergo delle corse si chiama “undercut”, la prima sosta anticipata al nono giro sapendo che poi, passando alle gomme dure, Nando sarebbe stato abbastanza veloce da scavalcare Vettel che si fermava dopo. Per Rosberg c’era tempo. (continua)
Alberto Antonini
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