Vi riportiamo un estratto della lunga inchiesta del nostro inviato a Montreal che apparirà su Autosprint in edicola martedì 11 a proposito della situazione Ferrari.
Da Montreal: Alberto Antonini
Lo sguardo si è indurito quando gli hanno chiesto: «quand’è che dovrai rassegnarti a inseguire i punti a ogni gara?». È stato allora che Fernando Alonso ha risposto, gelido: «Se e quando avrò un distacco di 70-80 punti. Ma abbiamo già visto negli ultimi anni che certi distacchi si recuperano». E poi è partito con la solita tiritera dei suoi calcoli aritmetici. Che ultimamente funzionano meglio della sua intesa con la Ferrari, nel senso di monoposto. Nella classifica dei bicchieri, questo è vuoto per tre quarti. Sì, certo, Fernando ha lottato benissimo partendo dalla terza fila, ha passato Webber e Hamilton in modo spettacolare. La F138 lo ha assecondato, persino Massa è riuscito a recuperare dalla 16° posizione e a prendere 4 punti. Però, in classifica generale, Vettel è in fuga, ha preso a Fernando altri sette punti e il fatto di essere tornato secondo nel mondiale è una magra consolazione, considerando anche il fatto che nel Costruttori la Red Bull ne ha presi altri 15 alla Ferrari e adesso conduce con 201 contro 145. Persino la Mercedes, pur rimanendo indietro, ne ha rosicchiati tre. Comunque a pesare non sono tanto i punti persi o guadagnati. È, piuttosto, la consapevolezza di non avere battuto il principale avversario nemmeno sulla pista potenzialmente più favorevole.
A questo punto che cosa serve alla Ferrari per tenere vivo un barlume di speranza? Serve quella che gli inglesi chiamano “consistency” e che si traduce solo come “costanza” (ma andatelo a spiegare a piloti e ingegneri). Serve una Ferrari meno ondivaga, meno incostante nel rendimento da pista a pista e anche nei vari momenti della gara. Iniziamo a “smontare” il fine settimana: nelle prove libere di venerdì, Alonso era stato il migliore nel giro veloce, e aveva fatto segnare tempi impressionanti - appena sopra 1’18” - per quelle condizioni di asfalto nella simulazione sul ritmo di gara. Poi, però, ci sono stati gli stessi passi indietro di Montecarlo. Una brutta, bruttissima qualifica e il fatto che, in apparenza, gli avversari - in questo caso, è vero, solo una Red Bull - sono progrediti di più. Per tornare alla domanda iniziale, la Ferrari deve tornare a mordere con sviluppi più aggressivi ed efficaci. In Spagna era la migliore di tutte. In Canada, la migliore degli altri.
(segue)
L'articolo completo su Autosprint n.23 in edicola da martedì 11 giugno