La guarigione di Michael Schumacher? «È molto lontana, ci vorranno almeno dei mesi. A breve termine, bisognerà ridurre la dose di anestetici quando la pressione endocranica sarà normale e stabile».
A parlare così è Gary Hartstein ex medico della Fia, che non vuole fare previsioni ma semplicemente basarsi sui dati raccolti finora dai medici di Grenoble.
«Abbiamo saputo - scrive il medico americano - che Michael ha sofferto un ematoma extradurale, cioè un grumo di sangue coagulato fra il cranio e una delle membrane che circondano il cervello, la Dura madre. Questo e un altro sono stati rimossi dai chirurghi. Poi ci sono le contusioni, simili a lividi, che aumentano il rigonfiamento cerebrale già causato dagli ematomi. Infine c’è la possibilità di danni ai lunghi “cavi” detti assoni» (fasci di cellule che trasportano gli impulsi elettrici, ndr). I danni non sono facili da rilevare, ma spesso hanno un esito neurologico non positivo».
Non sono parole confortanti, purtroppo, ma la realtà al momento è questa.
In Germania è corsa voce che i medici intendano presto sottoporre il cervello di Schumacher ai primi test reattivi. Ma è sbagliato aspettarsi una risposta entro breve tempo.
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