Una volta le F1 venivano pesantemente “personalizzate” per adattarle alle strette stradine del Gp monegasco: si montavano scatole di sterzo differenti che permettevano alle ruote di avere un angolo di sterzata superiore, rapporti al cambio più corti, ali più grandi, motori più elastici a scapito della potenza massima, e così via. Adesso che ci sono regole più severe (ad esempio rapporti al cambio fissi) cosa si può cambiare ancora sulla monoposto per adattarla a Montecarlo? Ecco cosa dice Simone Resta, il vice capo progetto della Ferrari.
“Le esigenze di questa gara sono diverse da tutte le altre, di conseguenza la corsa di questa domenica si posiziona al di fuori del programma di sviluppo generale che stiamo portando avanti per la F14 T. A Monaco è necessario fare uno specifico lavoro di set up in modo che il pilota riesca ad avere il massimo grip nonostante le sconnessioni del tracciato” – continua Resta – “In modo di garantire alle vetture quanto più grip meccanico possibile, Pirelli ha deciso di portare per la prima volta in questa stagione le mescole Soft e Supersoft ad un weekend di gara. Questa scelta aiuterà anche sotto il profilo della trazione e in fase di frenata. La mescola più soffice, inoltre, si scalda facilmente e sarà particolarmente preziosa in qualifica”.
A Montecarlo ci sono due tornanti (Loews e Rascasse), altre curve molto lente come Mirabeau, Portier e Anthony Noghes, due chicane da seconda marcia (Santa Devota e Piscine 2). Le F14 T di Alonso e Raikkonen sono state adattate in modo specifico per questa gara: “Particolare attenzione è stata dedicata allo sterzo, in funzione del tornantino ma anche di alcune altre curve che sono le più strette e lente di tutto il mondiale. Anche le sospensioni sono state rinforzate per essere in grado di resistere ai contatti con le barriere che qui a Monaco sono all’ordine del giorno – conclude Resta – e l’assenza di lunghi rettilinei implica poi che sia fondamentale assicurare alla vettura il giusto raffreddamento, in particolar modo per quel che riguarda freni e motore. Il cambio, invece, deve sopportare lo stress di quasi quattromila cambi di marcia in gara: più che in qualsiasi altro Gran Premio”.
Per fortuna che ora i cambi sono automatici: ai tempi dei vecchi cambi manuali i piloti finivano con il palmo della mano destra piagato a sangue tanto era lo sforzo continuo sul pomello della leva che facevano in gara.
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