Lewis Hamilton e l'Italia

Dal pubblico (che lo vuole in Ferrari), al cibo, alla passione e alle ragazze. Ed anche... “quel paio di auto molto belle che fanno da voi”
Lewis Hamilton e l'Italia

Pubblicato il 7 marzo 2015, 19:00

È un Lewis Hamilton a tutto campo quello che oggi traspare da un’intervista pubblicata su Sportweek. Dalla passione per i cani, a quella per la musica: «Mi piace ridere e scherzare, ma resto un innamorato delle corse, la mia passione per le auto è se possibile aumentata. Metto solo meglio le cose in prospettiva». Hamilton è tornato anche sulla notte di Abu Dhabi, che lo scorso novembre gli ha regalato il secondo titolo mondiale. «Ho provato molte emozioni – ha confessato Lewis - la notte della vigilia non ho dormito, ero nervoso, curioso di vedere cosa sarebbe successo in gara. Poi è andata com’è andata ed è arrivato tutto ciò per cui avevo lavorato durante l’intera stagione. Più che sollievo ho provato una gran felicità». C’è anche molto spazio su una Italia che conferma di amare sempre di più: «L’accoglienza e il tifo che ho avuto a Monza l’anno scorso sono stati incredibili, un contrasto enorme rispetto al 2007 e al 2008. La gente ora mi ferma per dirmi: “Vieni in Ferrari, vieni in Ferrari!”. Per me è speciale, come sapere che a un certo punto mi hanno capito e accettato per come sono. Cosa mi piace del vostro paese? Il cibo, la passione che avete, le ragazze che sono bellissime. Fanno anche un paio di auto molto belle, da voi... Ci ho passato tanto tempo, quando correvo con i kart, e adoro sempre tornarci. Da Montecarlo, dove vivo, vengo in Italia per mangiare gelato e pizza. Cosa non mi piace? Niente». Hamilton ha confermato anche la sua passione per Ayrton Senna, il pilota a cui si è sempre ispirato: «Il mio pilota preferito, lo sapete, e mi sono sempre piaciuti i GP della fine degli Anni 80: il look delle auto era bello, gomme di dimensione giusta, grandi duelli. Ma anche il periodo di Fangio, negli Anni 50, mi intriga. Erano dei pazzi, così coraggiosi, l’idea di avere tanta potenza e pneumatici molto stretti, erano fenomeni. E poi in quegli anni i team avevano sì un ruolo ma il pilota era più importante, contavano la misura del cuore e le palle, quell’epoca divideva i campioni dai mediocri. Gli uomini dai bambini, come si dice». Roberto Chinchero Barcelona F1 Test Barcelona F1 Test

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