GP Cina, gara da due soste secondo Pirelli

Torna l’accoppiata gomme medie e morbide per l’appuntamento a Shanghai, con il pericolo dei fenomeni di graining
GP Cina, gara da due soste secondo Pirelli

Pubblicato il 8 aprile 2015, 16:43

Un asfalto solo mediamente abrasivo, con uno stress per le gomme da posizionare nella parte alta della scala Pirelli: si presentano così i 5451 metri del circuito di Shanghai, teatro del Gran Premio di Cina. Caratteristiche che richiamano in causa l’abbinata gomme medie e morbide già vista in Australia, dove si erano presentate nella rinnovata configurazione 2015, più che mai stabili nella prestazione e durature. Il tema del week end ruoterà intorno all’usura delle coperture anteriori e ai possibili fenomeni di graining, strettamente collegati alle temperature ambientali attese non particolarmente calde, anzi. Con previsioni che dicono di qualifiche e gara da affrontare intorno ai 20° C, siamo più vicini alle condizioni dei test invernali a Barcellona, che non quelle di Melbourne: «In Cina troviamo spesso tempo variabile, ma con temperature di solito parecchio inferiori a quelle che abbiamo sperimentato due settimane fa in Malesia. Lo scorso anno il meteo fu abbastanza stabile, con temperature fresche, ma gli anni precedenti sono stati caratterizzati anche da tempo mutevole, e questa è una variabile che potremmo incontrare nuovamente il prossimo week-end», anticipa Paul Hembery. Tecnicamente il layout del tracciato riprende alcuni punti chiave di Sepang, come un settore con una velocissima esse a mettere in evidenza il bilanciamento aerodinamico delle monoposto e il lungo rettilineo di rientro, da record con i suoi 1200 metri. La configurazione porterà ad adottare un carico aerodinamico inferiore rispetto alla Malesia, per non penalizzare troppo la velocità di punta sul dritto, ma contemporaneamente servirà deportanza per affrontare il settore più guidato nonché grip meccanico, da sfruttare in trazione. «Il circuito di Shangai impone lo stress maggiore sull’anteriore sinistra, mentre le grandi necessità di trazione mettono a dura prova le gomme posteriori. Condizioni che potrebbero diventare ancora più complesse se dovesse fare molto caldo. Dal punto di vista della strategia, i dati disponibili finora rendono probabile un GP a due soste», la previsione del direttore di Pirelli Motorsport. Se c’è un punto caratteristico del tracciato, ancor più del dritto da quasi 340 km/h di velocità massima, è l’insieme di curve dopo il traguardo: la 1, 2 e 3, che si avvitano su se stesse impegnando l’anteriore sinistra in appoggio, da affrontare perdendo progressivamente velocità e giocando col cambio, prima di inserirsi nel tornantino a sinistra, primo banco di prova per valutare la trazione delle monoposto. E’ il primo punto in cui si ha un vasto trasferimento d’energia sulle coperture, in senso trasversale, da abbinare a quello longitudinale delle violente staccate, specialmente in curva 15, senza considerare l’impegno imposto dalla curva parabolica che immette sul rettilineo più lungo di Shanghai. La gomma per la gara dovrebbe confermarsi quella media, dalla mescola low working range e performance più durature; sarà interessante scoprire nelle simulazioni gara del venerdì dopo quanti giri si avrà il decadimento delle morbide, gomma invece destinata alla Q3 per fare il tempo e con la quale partire domenica, pieni di benzina. Nell’ottica delle strategie, andrà valutato anche quanto pagherà eventualmente ritardare il primo stop e chi riuscirà ad avvantaggiarsi nella gestione della gara. Lo scorso anno Hamilton vinse con due soste, la prima al 17mo giro e la seconda al 38mo, andando a coprire il maggior numero di tornate sulla mescola più morbida, mentre con le medie si riuscì a fare uno stint fino a 27 giri. Il divario atteso sul fronte delle prestazioni è marcato, tra 1”2 e 1”4 secondi al giro, a vantaggio delle morbide. Valori ai quali dare conferma venerdì. Fabiano Polimeni

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