F1, alla Pirelli servono i test

Mancano le sessioni dedicate allo sviluppo delle gomme, Hembery cerca un accordo
F1, alla Pirelli servono i test

Pubblicato il 14 luglio 2015, 16:36

Paul Hembery non ha mai fatto mistero di come il rendimento delle Pirelli sia stato diverso dalle aspettative. Fin troppo regolari e costanti le gomme 2015, riviste nella costruzione al retrotreno, con la mescola supersoft modificata, ma senza il corrispondente atteso incremento di prestazioni delle monoposto, in funzione del quale erano state effettuate determinate scelte, immaginando uno stress supplementare sulle coperture. Così, dall’obiettivo di avere gare con due-tre soste ai box, troppo spesso abbiamo assistito a un singolo pit-stop. Serviranno adeguamenti in vista del 2016, tuttavia il gommista chiede di essere messo nelle condizioni di poter offrire il prodotto che gli si chiede. Nei test di Spielberg, una “gentile collaborazione” di Ferrari, Mercedes e Toro Rosso ha fornito qualche dato dalla pista sulle costruzioni 2016, ma fino ai test invernali del prossimo anno non sono previste sessioni ulteriori. Un problema. «Quest’anno non siamo dove dovremmo ed è vero che le richieste erano per due-tre soste a gara. Quindi, non abbiamo centrato l’obiettivo, ma non abbiamo nemmeno la possibilità di effettuare dei test. E’ giusto a volte chiederci di fare alcune cose, ma abbiamo bisogno anche di essere nelle condizioni di poter fare il nostro lavoro», spiega Hembery a Sky Sports. Anticipa come le gomme 2016 verranno sviluppate con in mente il raggiungimento del traguardo richiesto alla Pirelli, «stiamo preparando delle modifiche per tornare ad avere due o tre soste, ma ci serve anche un accordo che ci consenta di poter effettuare dei test che ci diano informazioni migliori, in modo da essere sicuri che si vada sul numero di soste attese». Recentemente, Romain Grosjean si è espresso in maniera esplicita a favore di una gamma di pneumatici caratterizzati da un rapido degrado, che dia maggiori possibilità di attacco e di battaglie ravvicinate, un approccio che lascerebbe anche più chance ai team di variare le strategie. In linea di massima Hembery è d’accordo, seppur con delle puntualizzazioni sull’ampiezza del decadimento della prestazione: «Probabilmente non dovrà essere estremo, ma ha ragione. Tanti hanno visioni diverse e ci sono alcuni che vogliono gomme prive di degrado, con le quali poter spingere, qualcosa vicina a quello che abbiamo oggi. Altri vogliono che i piloti abbiamo un’influenza superiore, come suggeriva Romain, dove lo stile di guida e le capacità possono fare la differenza. Credo che andremo a posizionarci in una situazione intermedia», ha anticipato guardando al 2016. Fabiano Polimeni

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