8 luglio 1990: 100esima vittoria Ferrari, ma il protagonista fu Ivan Capelli
Al Paul Ricard la Ferrari celebra un traguardo storico con Alain Prost, mentre Ivan Capelli, porta la Leyton House a un passo da una della vittoria in Formula 1
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Pubblicato il 22 luglio 2015, 16:50
Da qui lo spunto. Salire sull’immaginaria De Lorean del film “Ritorno al futuro” e viaggiare in ere non più vicine, rivivendo in diretta gli stati nascenti dei grandi dell’automobilismo di oggi e di sempre, per poi cucirli insieme, l’uno vicino all’altro, quasi fossero capitoli preziosi di un unico, imperdibile romanzo.
Si comincia con la prima vera, lunga intervista al 25enne Niki Lauda, a metà Anni ’70 ultimo arrivato in casa Ferrari, posto in parallelo al grande Clay Regazzoni, per l’occasione suo compagno e pigmalione. Il tutto corredato dall’introduzione e dalle domande secche e ficcanti del grande Marcello Sabbatini, padre costituente di Autosprint e direttore per antonomasia.
E poi si prosegue, a fine 1977, con la primissima intervista italiana di Gilles Villeneuve, strappata in Canada col fiuto del segugio da un altro grande direttore della storia di As, Carlo Cavicchi, al tempo rampante inviato nel Mondiale rally.
È solo un antipasto a ciò che viene dopo: nel 1980 Frank Williams vince il primo titolo con Alan Jones e subito dopo si lascia andare a una stupenda confessione da ex povero della F.1, raccontando una storia palpitante e commovente: la sua. Noi ve la riproponiamo.
E James Hunt? Ora tutti lo rimpiangono, dopo averlo visto fascinosamente rappresentato nel film “Rush”, invece Autosprint, nella seconda metà degli Anni ’70, ospitava addirittura - quanti la ricordano? - una sua colonna scritta dall’abitacolo e qui lo ripropone in un’intervista fiume nella quale il campionissimo si mostra più sopra le righe che mai.
Perché non necessariamente, per capire un uomo, bisogna leggere la sua prima intervista. In certi casi bastano pennellate successive, più recenti ma esaustive: per questo i ritratti di chi sempre e comunque dice la sua senza vincoli o mediazioni - gente come Bernie Ecclestone, Dietrich Mateschitz e Gian Carlo Minardi -, risalgono a momenti maturi, nei quali è possibile tracciare un primo bilancio delle loro lunghe esperienze, comunque ricche di target e nuove sfide.
Eppure sono i campioni ancora allo stato semi-embrionale a colpire: per esempio Nelson Piquet intervistato da Ercole Colombo a caldo, a fine 1981, dopo il primo mondiale vinto in un parcheggio del Caesar Palace di Las Vegas, piuttosto che Alain Prost, Nigel Mansell, Michael Schumacher, Jenson Button, Kimi Raikkonen, Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel, quando ancora erano ben lontani dalla prima consacrazione iridata.
Roba rara, rarissima e balenante di un’autenticità spontanea ineguagliata.
Poi ci sono perle pescate in anfratti nascosti, che brillano di luce loro e delle quali noi e voi lettori andiamo orgogliosi. Per esempio, l’intervistona - anno 1982 - di Catherine Spaak a Enzo Ferrari, dove il Drake, tutt’altro che insensibile al fascino dell’altra metà del cielo, si mostra, per una volta, più aperto e deliziosamente ciarliero che mai. Oppure l’ampio reportage, di fine 1988, sul debutto agonistico assoluto di Jacques Villeneuve, propriziato, caldeggiato e appoggiato proprio da As.
Per non tacere della confessione-bilancio dell’immenso Alboreto sulla stagione 1985 appena trascorsa, che l’ha visto sfiorare il mondiale con la Ferrari, piuttosto che delle confidenze di Ayrton Senna, dal buen ritiro di Angra dos Reis, a cavallo tra il difficile 1989 e il rigenerante 1990. Queste due ultime pennellate sapienti sono dovute all’inviato più longevo - oltre che tra i più apprezzati - di As, Cesare Maria Mannucci, a oggi in servizio effettivo permanente, a dare un senso di continuità al tutto.
Il piatto è ricco, insomma. Per non dire ricchissimo.
Gustandolo, non solo proverete come noi un senso pungente di nostalgia, ma avrete la possibilità di riflettere e di capire meglio il presente.
Non solo.
Scorrendo le pagine che seguono, proverete, oltre al piacere puro della riscoperta, la sensazione di sfogliare uno stupendo album di famiglia che accomuna i campionissimi ai lettori ad Autosprint.
A rinnovare un caldo legame che ci piace pensare sia per sempre.
Mario DonniniLe notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
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