Verstappen, le voci McLaren e una certezza di Webber su Piastri
L'incertezza sul futuro di Max, già dal 2027, coinvolgono indirettamente Oscar Piastri per i rumourse che vorrebbero Verstappen vicino alla McLaren
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Pubblicato il 11 ottobre 2015, 18:41
Bottas ovviamente ha chiuso la traiettoria perché si sentiva in vantaggio. Spiega Valtteri: “Ho visto alla curva 3 che lui era molto lontano ancora e se avessi fatto traiettoria normale non c’era modo che potesse superarmi. E così ho fatto. Poi alla curva 4 mi sono sentito colpire da dietro”.
Le immagini tv sono fedeli alla descrizione di Bottas. Kimi si è buttato dentro la curva disperatamente mentre era ancora dietro la Williams; Bottas ha chiuso e la ruota anteriore di Kimi ha toccato la posteriore destra di Bottas mandandolo in testacoda fin contro le barriere. Kimi ha continuato fino al traguardo con la macchina rotta fra le scintille e si è classificato quinto. Poi è arrivata la decisione dei commissari: stop&go per aver causato una collisione evitabile, che non essendo più scontabili in gara vengono trasformati in 30 secondi di aggiunta al tempo finale. Penalità che porta Raikkonen all'8° posto (e per inciso permette alla Mercedes di festeggiare la conquista matematica del titolo Costruttori).
Guardandolo in modo asettico si può dire che la colpa principale sia di Raikkonen che ha toccato da dietro Bottas mandandolo fuori e facendogli perdere il podio. Il regolamento dà ragione al pilota della Williams che al momento di impostare la curva era davanti praticamente con tutta la macchina e aveva perciò il diritto di scegliere la traiettoria che voleva. Se il muso della Ferrari di Kimi fosse stato all’altezza delle pance della Williams, se ne poteva discutere. Ma così non era.
Però la manovra di Kimi, anche se disperatamente folle, ci fa riappacificare con un pilota che fino a ieri criticavamo perché correva in modo asettico e un po’ rinunciatario. In Russia invece Raikkonen ha improvvisamente cambiato atteggiamento e approccio: ha guidato con grinta e cattiveria insolite per lui. Superando in partenza Vettel, chiudendogli la porta più volte in gara senza cedergli strada quando il tedesco lo attaccava, ma anzi replicando con decisione. Poi con Bottas ha esagerato ma perché vedeva il podio alla sua portata, dopo tante delusioni, e si sentiva frustrato per aver perso a metà corsa la posizione dal pilota Williams non per demerito suo, ma del team che lo ha richiamato un giro troppo presto ai box.
Kimi voleva quel podio, lo inseguiva disperatamente ci ha provato fino all’ultimo giro e all’ultima curva. Non ce l’ha fatta, ha rovinato la gioia del suo connazionale, ma almeno questa manovra folle e romantica ci ha fatto ritrovare il Kimi aggressivo e determinato che sognavamo da tempo e che non vedevamo più. E quel finale nel voler tagliare a tutti i costi il traguardo con la Ferrari azzoppata che seminava scintille ci ha ricordato (con le dovute proporzioni, sia chiaro!) il Gilles Villeneuve di Zandvoort 1979. A noi appassionati, in fondo, risultato positivo o no, ci piace quel genere di pilota: quello che dà tutto fino all’ultimo, non si risparmia e non si arrende mai.
Alberto SabbatiniLe notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
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