Mosley, Ecclestone e l’idea di F1

Analizzano gli errori fatti con le power unit ibride, il troppo peso dei Costruttori e degli ingegneri, i costi da abbattere
Mosley, Ecclestone e l’idea di F1

Pubblicato il 20 ottobre 2015, 12:25

Due grandi vecchi a confronto. Uno ormai decaduto, l’altro più che mai in sella e con l’intenzione di restare lì dove si trova, indipendentemente dalle voci e dagli esiti di possibili new entry nella struttura che controlla la Formula 1. Bernie Ecclestone e Max Mosley sono stati i protagonisti di un’intervista per la televisione tedesca ZDF. Da un lato Mosley che si scaglia contro la Formula 1 dei motoristi ufficiali, che ha tagliato fuori i fornitori indipendenti, dall’altro Ecclestone all’attacco sulla Formula 1 degli ingegneri, priva di spettacolo e bisognosa di dare ascolto ai suoi tifosi, ascoltare le richieste e metterle in pratica. «La grande forza della Formula 1, dalla fine degli anni Sessanta fino a un periodo relativamente recente, è stata avere Cosworth, Mecachrome e altra gente che realizzava motori e non eravamo nelle mani dei Costruttori», commenta l’ex presidente della FIA. Che pure giustifica il concetto alla base, rivoluzionario, per l’introduzione dei motori ibridi: passare da propulsori che avessero la potenza più elevata possibile dalle cubature più piccole, a quello di un ottenimento della potenza massima con il minor spreco di carburante. C’è un però, cruciale, per Mosley: «Era fondamentale che un fornitore indipendente come Cosworth potesse realizzare un tale motore a un prezzo contenuto. Se avessi scritto i regolamenti nel dettaglio, al di là del principio, sarei andato da Cosworth e avrei chiesto: “Potete scrivere una bozza di regolamento alla quale dare un’occhiata, nella quale voi siate in grado di seguire un certo principio ma costruire un motore a un prezzo ragionevole?”».
Una lunga chiacchierata, che ha visto toccare il tema del cambio di regolamenti per rendere più sostenibile la Formula 1 e i suoi costi, con la visione di Mosley secondo la quale: «C’è qualcosa che si potrebbe fare, ma non sarebbe popolare tra i grandi team: dare ai piccoli team maggiore libertà tecnica operando all’interno di un budget più ristretto. E’ difficile convincere i grandi, ma nella struttura della Formula 1 c’è un sistema di voti e se Bernie e Jean Todt volessero, potrebbero decidere perché hanno i voti sufficienti». Gli fa eco Ecclestone, secondo il quale «Max ha provato a fare regolamenti con i quali fosse impossibile spendere di più per essere competitivi. Vogliamo ridurre la quantità di denaro che un nuovo team che arriva è costretto a spendere per essere competitivo». Invoca una riscrittura totale dei regolamenti, da affidare «a un ristretto numero di gente competente». L’obiettivo, evidentemente, dovrebbe essere chiaro: la Formula 1 è nel business dell’intrattenimento e deve offrire un prodotto che il pubblico richiede e apprezza: «Dovremmo chiedergli, “Cosa non vi piace della Formula 1 odierna?” e “Cosa vi piaceva della Formula 1 precedente?”. La gente dirà, “Sei troppo vecchio Ecclestone, i giovani oggi sono diversi”, quindi dobbiamo ripensare totalmente la Formula 1». L’affondo preferito è per gli ingegneri, «è il loro campionato» rilancia e pur essendo convinto della grandezza di Hamilton, punzecchia: «E’ un super pilota, ma ha un’enormità di aiuti. Mi piacerebbe vederlo in una macchina di GP2 con i piloti di GP2. Non dico che non vincerebbe, ma sarebbe interessante». Mosley condivide la stessa visione, troppo peso rivestito dalla componente tecnica, e «se prende il sopravvento sulla competizione tra uomini, la F1 perde un elemento essenziale». Quella Formula 1 ritenuta in mano ai gruppi automobilistici, perché: «Nel momento in cui hai uno, due o tre Costruttori e sono coinvolti a livello dei vertici, con il signor Zetsche che può parlare con il signor Marchionne o il signor Ghosn, sono loro a quel punto a controllare la Formla 1, non sei più tu. Ed è quel punto che si sente forte la necessità di un fornitore di motori che sia indipendente». Fabiano Polimeni

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