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Ferrari, Vasseur e Horner: l'alibi bruciato

Pubblicato il 29 settembre 2026, 15:47
Nel vocabolario non scritto dei Palazzi italiani – e Maranello è un Palazzo con la P maiuscola, con le sue liturgie e i suoi sussurri da corte rinascimentale – non c'è formula più sinistra della “piena e totale fiducia”. Quando i piani alti si scomodano per convocare la stampa e blindare un dirigente, di solito il malcapitato fa bene a dare una controllata al contratto d'affitto.
Ferrari concede lo scudo a Vasseur
Frédéric Vasseur chiedeva uno scudo. Si lamentava del logorio della vita moderna, del clima tossico, dell'ingombrante ombra di Christian Horner, l’inglese disoccupato che lancia baci alla Rossa pregustando il ribaltone. E l'azienda lo ha accontentato. Schermi accesi, dichiarazione solenne: il management non si tocca, guai a chi disturba il manovratore.
Tutto risolto? Mica tanto. Perché la mossa della Ferrari ha la spietata eleganza di una ghigliottina al burro. Fino a ieri, il manager francese aveva in tasca l’alibi perfetto della cittadella assediata dai complotti mediatici. Poteva allargare le braccia davanti ai cronisti e giustificare le amnesie della squadra con il nervosismo indotto dall'esterno.
Oggi, spazzato via il rumore e disinnescata la mina Horner con tanto di timbro papale, l'alibi è evaporato. Il vertice ha garantito la tanto invocata "serenità", ripulendo il tavolo da ogni scusa. Solo che adesso, su quel tavolo intonso, ci sono soltanto la macchina e il cronometro. Vasseur voleva che la smettessero di guardare al suo futuro per concentrarsi sulla pista. Lo hanno accontentato. E da oggi, se in pista le cose vanno storte, non ci sarà più nessun fantasma inglese a cui poter presentare il conto.
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