Montezemolo lancia l’altra F.1

Montezemolo lancia l’altra F.1

Pubblicato il 13 maggio 2011, 16:31

Non sono dichiarazioni formali, quelle che Luca di Montezemolo ha rilasciato alla rete televisiva americana “Cnn”. Ecco che cosa ha detto il presidente della Ferrari: “Possiamo creare una nostra società, sul modello dell’americana Nba, per gestire le gare e i diritti televisivi della Formula 1". E ha aggiunto “Bernie Ecclestone ha fatto un ottimo lavoro ma non gestisce più il business. È il fondo Cvc che venderà la F.1, non lui”.

Insomma: siamo pronti a farci un campionato alternativo. Che avrà la partecipazione della Ferrari. Ed è proprio questo su cui il consorzio costituito dalla Exor, una delle principali società d’investimento europee controllata dalla famiglia Agnelli, e dalla News Corporation dell’imprenditore australiano Rupert Murdoch, leader mondiale nei media e reti televisive, punta per costringere Bernie Ecclestone a vendere la Formula 1.  E la Ferrari vale, da sola, almeno la metà dell’intero “Circus” quanto a immagine e prestigio.
 
In altri parole: non è immaginabile un campionato di F.1 senza le monoposto di Maranello. Ecclestone questo lo sa benissimo. Montezemolo ha citato la Nba, acronimo di National Basketball Association, cioè l’associazione delle squadre professionistiche americane di pallacanestro; quali, per esempio, le leggendarie Los Angeles Lakers e Boston Celtics. Negli Usa sono infatti le società a gestire e amministrazione la specialità, sia quanto a regolamenti tecnici sia, soprattutto, sul fronte economico.

L’obiettivo del Consorzio è di definire un piano per la Formula 1 entro il 2012. La data non è casuale: alla fine dell’anno scadrà infatti il Patto della Concordia che stabilisce soprattutto la spartizione dei proventi dei diritti commerciali. Il conto alla rovescia è cominciato.

Nell’intervista rilasciata alla Cnn, Montezemolo ha anche parlato dell’attualità sportiva della Formula 1. Riguardo ai “pit stop”, il presidente della Ferrari ha affermato: “CI siamo spinti un po’ oltre con le situazioni artificiali. E come se nel calcio si obbligassero i calciatori a calzare scarpe da tennis nelle partite su terreno bagnato. Io voglio vedere la competizione, voglio vedere le monoposto in pista, non voglio vedere la concorrenza al box. Al Gran Premio di Turchia c’è stata un’ottantina di pit stop. È troppo. Quando si rientra in pista, non si in quale posizione si è, lo spettatore non capisce più niente. Anche con certe cose della vettura si è andati troppo avanti, e mi riferisco anche ai tanti pulsanti sul volante”.

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