Mick Schumacher omaggia papà Michael per la Indy 500

Dalla Formula 1 all’IndyCar passando per il WEC. Mick Schumacher riparte dagli Stati Uniti e omaggia papà Michael in vista della Indy 500
Mick Schumacher omaggia papà Michael per la Indy 500
© account Instagram @mickschumacher

Debora FigoliDebora Figoli

Pubblicato il 13 maggio 2026, 17:30 (Aggiornato il 13 maggio 2026, 15:49)

L’addio alla Formula 1 è arrivato troppo presto per Mick Schumacher. Il figlio del sette volte campione del mondo ha mosso i primi passi nel paddock della massima categoria nel 2019, entrando a far parte della Ferrari Driver Academy. Un ingresso inevitabilmente accompagnato da aspettative enormi, alimentate da un cognome che in Formula 1 pesa ancora come pochi altri.

Nel 2020 arriva il primo assaggio ufficiale della categoria regina, con la partecipazione a una sessione di prove libere che segna il suo debutto in pista al volante di una monoposto di Formula 1. Un momento simbolico e carico di significato, soprattutto per un pilota cresciuto respirando motorsport fin dall’infanzia.

L’esperienza in Haas e il ruolo in Mercedes

La parentesi di Mick Schumacher in Formula 1, però, non è stata né semplice né particolarmente lunga. Il debutto da pilota titolare arriva nel 2021 con la Haas, in una stagione complicata per il team americano, spesso relegato nelle retrovie della griglia. Nel 2022, al suo secondo anno nella categoria, arriva già il momento dell’epilogo.

Perso il sedile da titolare, Schumacher non lascia immediatamente il paddock. Dal 2023 al 2024 resta infatti in Formula 1 come pilota di riserva della Mercedes, un ruolo importante sul piano tecnico ma che, di fatto, non gli offre una concreta occasione per tornare in gara. Per un pilota giovane, restare fermo troppo a lungo rischia di diventare un limite più che un’opportunità. Ed è proprio in quel momento che Mick comprende la necessità di guardare altrove per rilanciare la propria carriera.

Il passaggio nel WEC con Alpine

Prima di chiudere definitivamente il capitolo Formula 1, Schumacher inizia infatti a costruirsi un futuro differente. I primi contatti con il programma endurance di Alpine arrivano attraverso una serie di test, che aprono la strada a una nuova avventura nel mondiale endurance.

Nel 2024 e nel 2025 il pilota tedesco affronta due stagioni complete nel WEC al volante dell’hypercar numero 36 di Alpine. Un’esperienza utile per ampliare il proprio bagaglio tecnico e personale, confrontandosi con un ambiente molto diverso da quello della Formula 1. Anche in questo caso, però, Schumacher capisce che il progetto non rappresenta davvero il futuro che immagina per sé. Così decide di voltare nuovamente pagina.

La rinascita americana e il tributo a Michael

Il nuovo capitolo della carriera di Mick Schumacher si sta ora scrivendo negli Stati Uniti. Lontano dall’Europa, lontano da quel paddock che per anni lo ha inevitabilmente identificato come “il figlio di Michael Schumacher”.

Nel 2026 il tedesco riparte dalla IndyCar, la celebre serie americana che alterna circuiti cittadini, tracciati permanenti e soprattutto gli iconici ovali. E il prossimo appuntamento è uno di quelli che possono cambiare una carriera: la leggendaria Indianapolis 500. La 500 Miglia di Indianapolis rappresenta una delle gare più prestigiose del motorsport mondiale ed è una delle tre prove necessarie per completare la storica Triple Crown, insieme al GP di Monaco di Formula 1 e alla 24 Ore di Le Mans.

Per Mick, poi, Indianapolis ha anche un significato personale profondo. Sul layout utilizzato dalla Formula 1, infatti, Michael Schumacher ha conquistato ben cinque vittorie, di cui quattro consecutive, tutte al volante di una monoposto Ferrari. Ed è proprio da quei ricordi che nasce il casco scelto da Mick per il suo debutto nella Indy 500: sfondo rosso e sette stelle sulla parte superiore, in chiaro omaggio al padre. Ma il tributo a Michael non si ferma al design del casco.

Il numero scelto da Schumacher per la sua avventura americana è infatti il 47, una cifra dal forte valore simbolico: “Ho scelto il numero 47 per diverse ragioni, e tutte insieme lo rendono il numero ideale per me. Il mio numero preferito è il 4, e mi ritrovo in tutto ciò che rappresenta: responsabilità, curiosità, determinazione.

Inoltre, ho vinto un campionato con quel numero. Il 7, invece, rappresenta mio padre. Il 4 e il 7 insieme formano un’unità che rappresenta entrambi. E il fatto che la somma dei compleanni della nostra famiglia dia proprio 47 mi sembra una conferma di questa scelta”.

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