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Ricordando Ayrton & Roland

Pubblicato il 4 maggio 2026, 09:55
Senna e Imola.
Sì, Senna a Imola, trentadue anni dopo. Ayrton ogni 1° Maggio attira un fiume quieto di tifosi in autodromo, che incrocia e sommerge il Santerno. Dentro, in circuito, non c’è niente. Neanche una macchina da corsa accesa. Volano e volteggiano solo i fiocchi dei pioppi.
Eppure tanti, tutti, sono lì per lui.

Donne e bambini in quantità inattesa ma consueta, tanti ragazzi e ragazze che non l’hanno mai visto sfrecciare dal vivo, né qui né altrove. Si va sulla fiducia, come si fa con Socrate e Gesù Cristo, che infatti, come lui, non hanno mai lasciato niente di scritto. Ayrton ormai non è più un pilota, un campione soltanto, ma un simbolo, il sangue raggrumato di un patrono laico che a certe condizioni torna a sciogliersi.
L’idea bella dell’unico ricco del mondo che morendo fece piangere i poveri. L’adulto più imprendibile e veloce del pianeta, il cui unico vero sogno era dare chance a bambini perduti e immobili. L’unico personaggio mainstream che abbia ripetutamente parlato di spiritualità e Dio, senza essere Pontefice. Il solo a non essere consumato in una F.1 che tratta spesso tutti, dopo la sua epoca, da crassi e grassi consumatori acritici. Senna ora è tante cose e non solo e non più l’Ayrton Senna con la Williams n.2.
Il Senna cercato e trovato in giornate come questa è il riassunto lieve e malinconico di tutto ciò che dopo di lui il mondo delle corse e il mondo tutto non ci hanno più dato. Entrando in circuito, a Imola, c’è un ristorante che per tutta la giornata manda canzoni brasiliane, tali da far sorridere l’anima increspandola un poco. Quasi a colorare un disegno che non c’è più, ma di cui abbiamo tutti un bisogno ancora bruciante e dolcissimo.
Oggi, e per sempre, Ayrton è quella musica.
(2/2).
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