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Max non ha mica la sindrome di Quartararo!

Pubblicato il 20 luglio 2026, 11:43
Mamma mia, che periodo purgatoriale, per Max Verstappen. Alla Red Bull ormai è rimasto praticamente solo. Spariti Chris Horner e Helmut Marko, volatilizzatisi i tecnici Adrian Newey e Rob Marshall, salutato il capo degli ingegneri Paul Monaghan, in modalità Gianpiero Lambiase, e il bravo Jonathan Wheatley, a suo tempo partente, anche se subito deluso dalla Audi, l’Olandese Volante ormai è l’utimo di un’epoca. Una specie di glorioso residuato dell’era del compianto Didi Mateschittz - in realtà colui che più di tutti manca all’appello - quando arrivavano titoli mondiali a mitraglia, quattro Piloti con Vettel e altrettanti con Max stesso, più sette Costruttori.
L'ultimo superstite dell'era d'oro
Insomma, adesso Max è una specie di supereroe dentro ciò che resta della Red Bull, piuttosto costernato dall’idea di comandare all’interno di quella che sembra esere sempre di più una gloriosa scatola vuota. Nella quale comanda lui, accompagnato dall’ingombrante papà Jos, e ascoltato dal bravo e conciliante Laurent Mekies...
Okay, il reparto motori, fortemente voluto da Chris Horner, resta un bel punto d’orgoglio griffato Ford, sia per le mostruose prestazioni della power unit e soprattutto perché si tratta di un’unità debuttante e quindi incredibilmente valida nel posizionarsi subito nella parte alta della classifica all’indice di performance pura. E fin qui sono tutte cosine carine.
Ma poi, in prospettiva, come è la realtà? Certo, il weekend di Spa, sul tracciato più bello e impegnativo del mondo, gli ha regalato l’opportunità di rimettersi in grande evidenza e lui non ha certo mancato l’appuntamento. Favoloso in qualifica, grazie anche alla gentile scia di Hadjar, ma non certo tramite solo essa, Max ha riassaporato il piacere di tornare al comando dopo una curva, infilando addirittura Kimi all’entrata di Eau Rouge, salvo poi cedere subito al ritorno prestazionale della W17, ma che importa. Il segnale è lanciato.
Il talento resta il punto di riferimento
Sul piano del talento prestazionale puro, la sensazione è che in questa F.1 nella classifica pound per pound, al netto della monoposto sfruttata o subita, il vero Number One resti lui. E qui arriva lo step 2 del ragionamento.
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