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La gara più buia di Sebastian Vettel

Lorenzo Lucidi
Pubblicato il 22 luglio 2026, 18:13
L'addio a Sergio Marchionne
Sergio Marchionne, che nel 2014 aveva preso le redini del Cavallino Rampante assumendo il ruolo di amministratore delegato e presidente, era stato ricoverato poche settimane prima presso l’ospedale universitario di Zurigo per un’operazione programmata a una spalla. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare il manager a capo di Ferrari e FCA, da quell’ospedale, non ne sarebbe più uscito.
Le condizioni di Marchionne si erano aggravate proprio nei giorni antecedenti al gran premio di Germania, al punto da spingere i consigli di amministrazione di Ferrari e Fiat Chrysler Automobiles a nominare dei sostituti in fretta e furia. Louis Carey Camilleri e Mike Manley, i profili scelti per guidare le due società, vengono annunciato sabato 21 luglio, il giorno della qualifica di Hockenheim. Marchionne si spegnerà il 25 luglio, pochi giorni più tardi.
La scomparsa del manager italo-canadese, che aveva dato vita alla struttura con a capo Maurizio Arrivabene, finirà per dare inizio a un domino di cambiamenti all’interno della Scuderia. Al termine della stagione Arrivabene saluterà Maranello lasciando il posto a Mattia Binotto, mentre Raikkonen sarà sostituito con un giovane di belle speranze di nome Charles Leclerc.
Il sesto Titolo di Lewis e il sogno sfumato di Seb
“Non c’è molto da dire. Ho fatto un errore e l’ho pagato carissimo in termini di risultato – spiega il tedesco dopo la gara terminata contro le barriere – È stato un mio errore e sono deluso, ma non credo che ci sia bisogno di mostrare ancora quello che siamo capaci di fare. Siamo stati competitivi dappertutto, per cui non vedo l’ora di correre in Ungheria”.
Le sue speranze di vincere l’agognato quinto Mondiale, il primo con la Ferrari, andranno a spegnersi gara dopo gara in un finale di stagione avaro di soddisfazioni e condito da tanti errori, probabilmente figli anche della perdita di fiducia che lo ha accompagnato da Hockenheim in poi. Se Vettel aveva vinto ben 4 delle prime 10 gare, nelle successive 11 si affermerà solo un’altra volta, a Spa. Alla fine della stagione, Hamilton metterà in cassaforte il sesto Titolo con ben 88 punti di vantaggio su Sebastian e lasciando solo le briciole agli avversari.
Otto anni dopo, quel GP di Germania è ancora una ferita aperta nel cuore dei ferraristi, ma è anche il ricordo di una delle epoche di maggior successo della storia recente del Cavallino. E anche un enorme “what if”, immaginando come sarebbe stata la storia della Rossa negli anni a venire se Sergio Marchionne fosse rimasto al timone di Maranello.
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